Tracciato il bilancio del 2024. L’impegno in Vallemaggia ha richiesto uno sforzo extra. I morti sulle strade saliti di 11 unità in un anno, ‘l’età è un fattore’
Allerte meteo e alluvioni, su tutte quella che ha colpito la Vallemaggia lo scorso giugno, hanno richiesto un impegno straordinario alla Polizia cantonale. Un impegno durato mesi: dal funesto 29 giugno, data dell’alluvione, fino al 16 settembre quando è stato sciolto lo Stato maggiore regionale di condotta coordinato nella fase acuta proprio dalla Polizia cantonale. Sforzi che si sono andati ad aggiungere alle attività ordinarie del Corpo e all’alto numero di incidenti stradali con esito mortale registrati lo scorso anno. Insomma, il 2024 è stato «impegnativo per la Polizia cantonale ticinese», hanno affermato ieri mattina il suo comandante Matteo Cocchi e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi durante la conferenza stampa di bilancio. Già, perché nonostante il Ticino sia un cantone sicuro, anche in confronto al resto della Svizzera, le sollecitazioni non sono mancate. Lo scorso anno le chiamate giunte alla centrale comune di allarme sono state circa 246mila. Oltre 16mila in più rispetto all’anno precedente. Questo nonostante furti (-10%) e interventi in ambito domestico e familiare (-5%) siano diminuiti. «Rispetto alla pandemia il numero di furti è più alto, ma questo è dovuto alla minore mobilità delle persone in quel periodo», ha spiegato Gobbi. «Lo scorso anno, invece, c’è stato un intenso flusso migratorio che ha causato un aumento». Il confronto rispetto agli altri anni è in ogni caso positivo. Rispetto al 2012 i furti con scasso, anche quelli nelle abitazioni, si sono sostanzialmente dimezzati. «Le notizie dei ladri che entrano in casa hanno un impatto importante sulla percezione della sicurezza nella popolazione. Ecco perché è importante curare questo settore». Ha precisato Gobbi: «Una parte importante di questi criminali è itinerante, arriva dal Nord Italia e dall’Est Europa. La collaborazione con le autorità a livello internazionale è quindi fondamentale. In ogni caso – ha dichiarato il direttore del Di – nella stragrande maggioranza dei casi si è potuto risalire all’autore dei furti nelle abitazioni». Capitolo disagi in famiglia: i numeri sono in lieve diminuzione rispetto al 2023 e il trend degli ultimi anni è positivo. «Questo non significa che il fenomeno sia scomparso, ma che è sotto controllo».
Un pacchetto di proposte per aggiornarsi sulla guida
Registra invece un deciso salto in avanti il numero di incidenti stradali con esito mortale. Dai 7 incidenti che hanno causato 8 decessi nel 2023 si è passati ai 18 incidenti con 19 morti dell’anno scorso. Un aumento non di poco conto. «La media d’età dei protagonisti è di 60 anni e in quattro circostanze la causa è stata probabilmente un malore». Il coinvolgimento di anziani in incidenti stradali non è un fenomeno nuovo, se ne parla dagli anni 90 quando la media d’età dei deceduti era di 46 anni. «Con il passare degli anni le regole della circolazione stradale cambiano e cambiano pure la percezione e la condizione fisica. Bisogna quindi aggiornarsi per poter continuare a guidare in sicurezza». Il progetto “Strade sicure”, in collaborazione con vari attori del settore, ha quindi realizzato un pacchetto di offerte destinato in particolare a chi ha più di 70 anni.
Messaggio alla politica per la scuola di polizia
Il comandante Cocchi ha invece spiegato come i reati informatici siano in aumento con un +7% rispetto allo scorso anno. «Non è un fenomeno nuovo, si tratta di un trend che registriamo ormai da tempo». A fare regolarmente notizia sono anche gli arresti legati al fenomeno delle telefonate shock ai danni di persone anziane. «La Polizia cantonale ha dimostrato di essere all’avanguardia a livello internazionale per quanto riguarda questo fenomeno». Polizia cantonale che deve anche affrontare nei prossimi anni un importante ricambio generazionale. «È una sfida importante e per affrontarla al meglio servirà garantire la formazione dei giovani agenti», ha detto Cocchi. Un chiaro messaggio alla politica cantonale, che tra le misure di risparmio sul tavolo ha anche la sospensione della scuola di polizia. «Siamo fiduciosi che si possa trovare una soluzione». Cocchi, che ricopre ora anche il ruolo di presidente della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali svizzere, ha anche ribadito l’importanza di una base legale per uno scambio di informazioni di polizia a livello svizzero.
Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 26 marzo 2025 de La Regione
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«Sicurezza, siamo ben messi»
Presentanto il bilancio della Polizia cantonale: calano i furti e gli incidenti, ma aumentano i mortali – In diminuzione i casi di violenza domestica Norman Gobbi: «Il presidio del territorio funziona» – Matteo Cocchi: «I reati digitali crescono, è quindi fondamentale la collaborazione internazionale»
«Sicurezza? In Ticino, nel confronto intercantonale, siamo ben messi». Parola del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che ieri insieme al comandante Matteo Cocchi ha presentato il bilancio dello scorso anno della Polizia cantonale. Il 2024 è stato caratterizzato, ha spiegato Gobbi, «da un’attività intensa, che ancora una volta ha visto la Polizia cantonale dover gestire situazioni straordinarie, come l’alluvione in Vallemaggia». In relazione al numero di reati ogni mille abitanti, ha proseguito il direttore del DI, il Ticino – con 41,8 – si trova in una buona posizione rispetto agli altri cantoni. Un dato che accerta come «pur essendo un cantone di frontiera e di transito, nonché la porta sud della Confederazione, il nostro sistema di sicurezza funziona bene». E questo, ha aggiunto, vale anche per i reati violenti e i furti. «Ciò significa che il presidio del territorio funziona». Venendo ai dati, i furti lo scorso anno hanno subito una diminuzione del 10%, a quota 5.578. «Si tratta comunque di numeri superiori rispetto al periodo pre-COVID, ma in calo rispetto al 2023», ha chiarito Gobbi, spiegando che «con la ripresa economica e dei movimenti transfrontalieri anche i reati contro il patrimonio sono tornati alla ribalta». Nel dettaglio, comunque, i borseggi sono calati del 31% rispetto al 2023, i furti con scasso del 14% e quelli dei veicoli del 16%. « Prioritario», ha aggiunto Gobbi, è poi il tentativo di contrastare i furti nelle abitazioni, «sia per la gravità che per l’impatto sulle persone toccate». Ebbene, per questa sottocategoria i numeri appaiono stabili, con 699 casi, 11 in più del 2023. E stabili appaiono anche le rapine: 36 quelle dello scorso anno, 5 delle quali avvenute nelle stazioni di servizio. «La regione più interessata dal fenomeno resta il Luganese, seguita dal Mendrisiotto». In diverse occasioni, ha spiegato Gobbi, all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni per diversi motivi, poi terminate in modo non premeditato con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti. In 9 casi su 10, però, si è potuto risalire ai responsabili. «Un risultato raggiunto grazie anche alla collaborazione con gli altri cantoni e con la fedpol, così come con le autorità estere, in particolare quelle italiane».
«Fenomeno sotto controllo»
Per quanto riguarda l’ambito familiare, gli interventi e le procedure sono state 982, in calo del 5% rispetto all’anno precedente. In 162 casi sono stati riscontrati reati d’ufficio che hanno richiesto l’applicazione della procedura completa di violenza domestica. Si tratta di una diminuzione del 7%. «Il fenomeno non è scomparso – ha evidenziato Gobbi – ma è sotto controllo, e le misure che lo Stato sta applicando, non solo di carattere repressivo, stanno portando benefici ». Negli anni, ha ricordato da parte sua Cocchi, è stato incrementato il lavoro di prevenzione: «Perché quando interveniamo noi è già troppo tardi». In questo senso, a svolgere un ruolo importante è anche la Polizia comunale di Lugano, a cui presto si aggiungerà anche quella di Locarno.
In calo appaiono anche i dati sul fronte degli incidenti stradali: 3.901 quelli avvenuti nel 2024, contro i 3.965 dell’anno prima. I feriti leggeri sono stati 538 e 163 quelli gravi. In netto aumento, invece, i mortali, saliti a 18 con 19 vittime (contro le 8 del 2023). «L’età media dei protagonisti degli incidenti – ha osservato il capo del DI – è attorno ai 60 anni e in 4 casi a causare l’incidente è stato un malore ». Dagli anni ’90, è aumentato il numero di anziani coinvolti negli incidenti mortali. Per questa ragione, il consigliere di Stato ha ricordato che il progetto “ Strade sicure” ha realizzato un pacchetto di offerte di aggiornamento destinato soprattutto agli over 70, «per guidare in tutta sicurezza nella terza e quarta età».
Interventi e prospettive
Nel corso del 2024, ha ribadito da parte sua il comandante Cocchi, «abbiamo rafforzato l’attività e il controllo sul territorio, intensificando le attività di prevenzione. E i risultati sono importanti ». Alla Centrale comune d’allarme (CECAL) sono giunte 246.702 chiamate, oltre 16 mila in più rispetto al 2023. «Non abbiamo raggiunto i numeri del periodo pandemico, ma comunque stiamo tornando a un livello elevato». Inoltre, sono aumentati i controlli della manodopera estera (+1,5%), così come gli interventi per infortunio sul lavoro. In crescita pure i reati digitali, passati dai 408 del 2023 ai 435 del 2024 (+7%). In particolare, gli incrementi maggiori si registrano per l’abuso di un impianto per l’elaborazione di dati (72 nel 2023, 90 nel 2024) e le truffe (da 113 a 125). «È uno dei trend che ci occuperà molto anche nei prossimi anni, rendendo sempre più importante la collaborazione internazionale». Guardando al prossimo futuro, invece, Cocchi ha posto l’accento sul progetto ‘‘Polizia ticinese’’. «Ambisce a modernizzare l’attività di Polizia, bilanciando le esigenze di prossimità con una visione strategica e unitaria della sicurezza ». Difendendo la bontà della riforma, il comandante ha poi spiegato che «tutta una serie di attività potrebbero essere meglio coordinate, evitando così i doppioni». Si tratta, insomma, «di definire meglio i compiti e chiarire le competenze tra la Cantonale e le Comunali». La variante della Polizia unica, ha tenuto a chiarire, «non è stata archiviata, e se dovesse tornare alla ribalta a livello politico saremo pronti ». Infine, di «vitale importanza » secondo Cocchi è lo scambio di informazioni di Polizia: «L’attuale assetto, invece, non ci permette però di essere efficaci. Lo scambio di informazioni tra i cantoni non è così semplice come invece avviene in altri Paesi».
Tagli e Scuola di Polizia, non è ancora detta l’ultima parola
L’appello del comandante della Cantonale: «Fondamentale garantire una continuità» – Il direttore del DI: «Potremmo ridurre il numero di aspiranti ammessi» Non è ancora detta l’ultima parola sulla Scuola di Polizia del 2026, che secondo i piani iniziali del Consiglio di Stato era destinata a saltare quale misura di risparmio. Già, perché il Governo, viste anche le sollecitazioni arrivate da più parti, potrebbe fare un parziale dietrofront. Del tema è tornato a parlare ieri il comandante Matteo Cocchi durante la presentazione del bilancio dello scorso anno della Polizia cantonale. «Ogni anno – ha spiegato – perdiamo in media 35 unità ». Di conseguenza, «la Polizia dovrà poter garantire anche in futuro una regolare formazione». In questo contesto, «l’unico elemento che ci permette di garantire un minimo di continuità nella formazione è la scuola di Polizia». La decisione spetta al Consiglio di Stato, ma «siamo fiduciosi che riusciremo a raggiungere l’obiettivo».
«Da parte nostra – ha precisato Cocchi al Corriere del Ticino al termine della conferenza stampa – abbiamo provveduto a mettere sul tavolo le nostre prerogative. Da noi per varie ragioni – dimissioni e pensionamenti – ogni anno escono una trentina di unità. Se non si fa nulla, il rischio è che tra cinque o sei anni si venga a creare un buco». Già all’inizio degli anni Duemila, ha ricordato, venne sospesa la formazione. «E questo non portò a buonissimi risultati». Non solo. «La Scuola di Polizia non forma solo gli agenti della Cantonale – ha tenuto a chiarire – ma tutti gli agenti di lingua italiana. Da parte degli altri partner è stata quindi avanzata una richiesta al Consiglio di Stato, affinché la formazione venga mantenuta anche per il prossimo anno». Insomma, l’appello è chiaro: salvare la Scuola di Polizia. Ora, come detto, la decisione finale spetterà all’Esecutivo. «Visto che abbiamo ricevuto anche una richiesta da parte degli altri partner che beneficiano del centro di formazione, come Dipartimento delle istituzioni abbiamo elaborato un’analisi sull’evoluzione degli effettivi », ci ha confermato il consigliere di Stato Norman Gobbi. Dall’analisi è emerso che «anche facendo una scuola con un numero ridotto di aspiranti agenti, la Polizia cantonale diminuirà comunque i suoi effettivi nei prossimi anni. E questo rientra nell’ottica di una riduzione». E quindi di un contenimento dei costi. «D’altro canto, non possiamo scendere al di sotto di una certa soglia, perché registriamo diverse partenze regolari per pensionamenti e verso altri Corpi (come le Comunali, ma anche le Guardie di confine) e verso enti privati come le assicurazioni nell’ambito della lotta alle frodi assicurative».
L’idea, dunque, è di tentare di mantenere la Scuola di Polizia, magari a ranghi ridotti. Del resto, anche per il 2025 il Consiglio di Stato in sede di preventivo aveva deciso di ridurre da 20 a 15 il numero di aspiranti agenti ammessi alla formazione. «Cerchiamo di andare in questa direzione», ha concluso Gobbi, spiegando che una decisione del Consiglio di Stato è attesa nelle prossime settimane.
Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 26 marzo 2025 del Corriere del Ticino
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Anche in Ticino aumentano truffe e reati digitali
Presentato il bilancio 2024 della polizia cantonale: meno violenze domestiche (162, -7%), crescono gli incidenti mortali (19 vittime), furti in calo e rapine stabili (36)
Il 2024 sarà ricordato soprattutto per le alluvioni e per le numerose allerte per il maltempo, che hanno richiesto una serie di compiti straordinari e prolungati anche alla polizia cantonale ticinese. Questa la premessa al bilancio dell’attività dello scorso anno del Corpo, bilancio presentato martedì dal consigliere di Stato Norman Gobbi e dal comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. In particolare, riferendosi alla tragedia che ha colpito la Vallemaggia, Cocchi ha sottolineato che l’evento ha richiesto grande impegno dal 29 giugno al 16 settembre: con i vari partner, l’Esercito e la popolazione, sono stati assicurati i primi soccorsi, il ripristino di un accettabile livello di normalità e sono state ritrovate prive di vita 7 delle 8 persone date per scomparse (nonostante gli sforzi, all’appello manca ancora un giovane). Tra i principali dati emersi dal bilancio vi sono l’aumento delle chiamate alla polizia (246’702), una diminuzione delle violenze domestiche (162, -7%), la crescita degli incidenti mortali (19 vittime), i furti in calo (le rapine presentano numeri sostanzialmente stabili (36), un aumento delle truffe e dei reati digitali (435, +7%).
Aumentano le chiamate alla polizia
Le chiamate alla Centrale comune d’allarme (CECAL) della polizia cantonale sono aumentate nel 2024 (246’702 rispetto alle 230’343 del 2023). Di queste 12’417 per il 118 (11’577 nel 2023).
Diminuiscono le violenze domestiche (162, -7%)
In calo gli interventi e le procedure in ambito familiare registrate nel 2024 (982, quindi in diminuzione del 5% rispetto al 2023). In 162 casi sono stati riscontrati reati d’ufficio che hanno richiesto la procedura completa di violenza domestica (in diminuzione del 7% rispetto al 2023, che già aveva registrato un calo significativo di questi ultimi casi).
Crescono gli incidenti mortali (19 vittime)
Lieve diminuzione del numero di incidenti (3’901 rispetto ai 3’965 del 2023). Nei 581 casi con danni alle persone si contano 538 feriti leggeri e 163 feriti gravi. Gli incidenti mortali sono saliti a 18 con 19 vittime (di cui 3 pedoni, 2 motociclisti, 1 ciclista) mentre erano stati 7, con 8 decessi, nel 2023.
L’età media delle persone decedute negli incidenti è di 60 anni. In 4 casi l’origine del sinistro, e probabile causa delle morte, è derivata da un malore. Il crescente coinvolgimento di anziani negli incidenti mortali è in atto da fine anni Novanta, quando l’età media era di 46 anni (37 considerando i soli conducenti). In questo ambito il progetto “Strade sicure” – ricorda la polizia – propone aggiornamenti ad hoc destinati proprio alla terza e quarta età.
Furti in calo, sostanzialmente stabili le rapine (36)
I furti sono in calo del 10%. Rispetto al 2023 sono diminuiti i borseggi (-31%), i furti con scasso (-14%) e quelli dai veicoli (-16%). I furti con scasso nelle abitazioni hanno raggiunto quota 699 (con un aumento di 11 casi rispetto al 2023). Sono state 36 le rapine registrate (di cui un tentativo e 3 atti preparatori punibili), mentre nel 2023 ne erano state compiute 34. In diverse occasioni prima della rapina vi sono state liti, risse o aggressioni. Nell’89% degli episodi si è potuto risalire ai responsabili che sono stati arrestati o sono stati oggetto di ordini di arresto nazionali e/o internazionali, anche grazie alla collaborazione con gli altri Cantoni e con fedpol, come pure con le autorità estere, in particolare italiane.
Aumentano truffe e reati digitali (435, +7%)
I reati digitali hanno fatto registrare un aumento, dai 408 del 2023 ai 435 del 2024 (+7%). Gli incrementi maggiori si registrano per l’abuso di impianti per l’elaborazione di dati (72 nel 2023, 90 nel 2024) e le truffe (da 113 a 125). La quota maggiore appartiene alla categoria della cibercriminalità economica, legata in particolare ai casi di phishing, ai reati di abuso di sistemi di pagamento online o all’abuso d’identità per compiere frodi.
Il comandante Cocchi ha poi sottolineato la collaborazione a tutti i livelli, che ha portato, ad esempio, agli arresti in Polonia legati alle truffe agli anziani “chiamate shock”. E parlando anche in veste di presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), ha evidenziato che la Confederazione deve assolutamente allinearsi, attraverso il legislatore, alle esigenze moderne di contrasto della criminalità, che non conosce confini.
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«Che annata impegnativa». Ogni giorno alla centrale 675 chiamate
Il 2024 della polizia cantonale: meno furti e violenza in casa. Più reati digitali. Stabili le rapine. Impegnativa l’alluvione in Vallemaggia
Quello appena trascorso è stato un anno «impegnativo» per la polizia cantonale. A certificare quest’affermazione – ribadita sia dal Comandante Matteo Cocchi sia dal Direttore del Dipartimento delle Istituzioni (DI) Norman Gobbi durante la tradizionale conferenza stampa di bilancio delle attività – sono state le chiamate indirizzate alla Centrale comune d’allarme (CECAL) salite a 246’702, ovvero quasi 675 al giorno.
Il peso dell’alluvione – Sul bilancio degli interventi ha ovviamente pesato il maltempo in Vallemaggia e, più in generale, le numerose allerte meteo vissute in quello che è stato il terzo anno più caldo dall’inizio delle misurazioni nel 1864. «La tragedia che ha colpito la Vallemaggia ha richiesto un notevole impegno», ha sottolineato Cocchi, ricordando quanto realizzato in quei difficili momenti: dai primi soccorsi, al ripristino dei danni, fino al ritrovamento dei corpi senza vita di sette delle otto persone date per scomparse durante l’alluvione.
Calano i furti – Rispetto al 2023 c’è stata invece una diminuzione dei furti, scesi del 10%. Restano invece stabili – a quota 699 – i furti con scasso nelle abitazioni. «Combattere questo genere di reati resta una delle nostre priorità», precisa Gobbi. «Soprattutto per l’impatto che hanno nella sfera personale e nella vita privata delle persone».
Rapine «non premeditate» – Anche nel capitolo rapine vi è una sostanziale stabilità (36 infrazioni contro le 34 del 2023). Ma a cambiare sono le modalità. Spesso, infatti, le rapine non erano premeditate. «In diverse occasioni – precisa Gobbi -all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni che per diversi motivi sono poi sfociate con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti».
Parola chiave: «Prevenzione» – In leggero calo anche gli interventi in ambito familiare che nel 2024 sono stati 982. «Possiamo definire questo fenomeno sotto controllo. Con riduzioni piccole ma costanti di anno in anno», sottolinea Gobbi, ricordando l’importanza della prevenzione in questo ambito. Prevenzione che è «fondamentale» anche per quel che concerne gli infortuni sul lavoro, che lo scorso anno sono pure aumentati.
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Incidenti mortali in aumento, Gobbi: “riflettere sui controlli ai conducenti”
Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni, diversi sinistri non sono dovuti a disattenzioni, bensì a malori. “Occorre valutare lo stato fisico generale degli automobilisti”.
Una lieve diminuzione del numero di incidenti (3’901 nel 2024 rispetto ai 3’965 del 2023), ma un aumento di quelli mortali, passati da 7 a 18. Sono alcune delle cifre diffuse oggi relative al bilancio delle attività della Polizia cantonale lo scorso anno. Ma l’incremento degli incidenti mortali è da ricondurre all’età media della società? Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si tratta di un fenomeno che non tocca solo il Ticino, ma riguarda tutta la Svizzera. “Con l’invecchiamento della popolazione abbiamo conducenti della terza e anche della quarta età. Ci sono diversi sinistri che non sono dovuti a disattenzioni, bensì a malori dei conducenti”, afferma Gobbi ai microfoni di Ticinonews. “Queste situazioni devono farci riflettere nell’ambito dei controlli e delle verifiche mediche a cui vanno sottoposti i conducenti dal punto di vista dell’attenzione: non solo sulla prontezza nella reazione, ma anche sullo stato fisico in generale, perché un malore alla guida può avere un impatto molto più grave su terzi che sulla stessa persona”.
“Elevato standard di sicurezza pubblica in Ticino”
Passando a un’altra delle voci del bilancio, ovvero il numero di reati, “dopo la fase Covid, in cui il dato era fortemente diminuito perché ci si spostava meno e anche i movimenti transfrontalieri erano inferiori rispetto a quelli attuali, si è sostanzialmente tornati agli anni pre-pandemici, dal 2017 al 2019”, prosegue Gobbi. Secondo il direttore del DI, è importante rilevare che pur essendo un cantone di frontiera “il Ticino garantisce – a differenza di altri – un elevato standard di sicurezza pubblica”. Se si prendono in considerazione le cifre sui reati violenti, infatti, “siamo ampiamente sotto la media nazionale. C’è quindi un buon presidio del territorio, che porta ad avere una minor incidenza di questi crimini”.
I prossimi passi
Guardando al futuro, dal punto di vista organizzativo e strutturale il rapporto sulla polizia ticinese permetterà di chiarire la divisione dei compiti tra polizia cantonale e comunali. L’obiettivo “è di continuare a garantire questo elevato standard di sicurezza pubblica, ma anche gestire e impiegare le risorse per essere più efficienti”, conclude Gobbi.