Il progetto ‘Re:Spiri’ ha repertoriato la diversità spirituale del nostro cantone, creando una mappa interattiva online. Ne parliamo con una delle autrici
Con 503 comunità religiose, 453 luoghi di culto, 10 tradizioni religiose e spirituali suddivise in 40 differenti correnti, il territorio ticinese è caratterizzato da una grande diversità religiosa. Ad attestarlo esiste ora una carta interattiva consultabile online su www.geo-religions.ch, risultato di un progetto di ricerca nominato “Re:Spiri” presentato ieri a Bellinzona che ha individuato, mappato e documentato i luoghi di culto delle comunità religiose e spirituali presenti nel cantone. Acronimo di “religioni e spiritualità”, lo studio – che ha fotografato la situazione del 2024 – è stato realizzato dal Centro intercantonale di informazione sulle credenze (Cic) e sostenuto dal Servizio per l’integrazione degli stranieri (Sis) del Dipartimento delle istituzioni (Di) col principale obiettivo di «aumentare la conoscenza della diversità religiosa sul nostro territorio», spiega a ‘laRegione’ Tatiana Roveri, che ha fatto parte dell’équipe di ricerca presso il Cic, insieme a Federica Moretti, Manéli Farahmand e Mischa. «Crediamo che migliorare la consapevolezza permetta almeno in parte di prevenire le discriminazioni, evitare preconcetti e favorire il vivere insieme e la coesione sociale», considera Roveri, mettendo in luce anche intenti pedagogici e didattici del progetto «nella misura in cui la mappa interattiva potrà essere usata nelle scuole per approcciare il territorio anche dal punto di vista della diversità religiosa». La mappatura permette inoltre di aggiornare i dati contenuti nella pubblicazione del 2007 “Repertorio delle religioni.
Panorama religioso e spirituale del Cantone Ticino” a cura di Michela Trisconi, benché gli approcci impiegati siano un po’ diversi.
Focus sulla dimensione collettiva
Il progetto Re:Spiri – i cui risultati sono presentati in modo dettagliato in un numero speciale dell’Annuario di Storia Religiosa della Svizzera italiana della Facoltà di Teologia di Lugano – si focalizza sulle comunità religiose, quindi su una dimensione collettiva. Con comunità religiosa si intende un’istituzione sociale rappresentata da individui, specialisti religiosi e non, che si incontrano fisicamente in un luogo a intervalli regolari per attività ed eventi dal carattere esplicitamente religioso. Gli incontri si tengono regolarmente nello stesso luogo, e sono caratterizzati da una coerenza nella natura delle attività e degli eventi di ogni riunione. Inoltre, queste attività includono una dimensione rituale. La comunità viene definita in modo diverso secondo la tradizione religiosa, assumendo la forma di parrocchia, congregazione, tariqa, confraternita, loggia, circolo o cerchio.
Diversificazione, una tendenza recente
Dalla ricerca emerge innanzitutto che la tradizione prevalente in Ticino «è il cristianesimo, a cui si rifanno 427 comunità religiose, ovvero circa l’85% del totale», illustra Roveri. Nel cristianesimo si contano 9 correnti diverse, una varietà interna che si trova anche in altre tradizioni e che è un elemento cresciuto nel tempo. «Osservando le date di fondazione delle comunità abbiamo potuto vedere che la diversificazione del paesaggio religioso ticinese è piuttosto recente», afferma la ricercatrice. Il paesaggio religioso ticinese è infatti stato per lungo tempo composto unicamente da comunità cattoliche romane. Poi, nel 1875, è stata fondata la Chiesa cattolica cristiana del Ticino come prima comunità cristiana al di fuori del cattolicesimo romano. Nel 1910 è nata la prima comunità non cristiana: la Società teosofica, appartenente alla tradizione dell’esoterismo. Risale invece al 1918 la Comunità israelita di Lugano (ebraismo). Evidenzia Roveri che «è soprattutto dagli anni 50-60 del secolo scorso che la diversità religiosa e spirituale aumenta, con la fondazione di comunità di nuove tradizioni religiose, ma anche attraverso una diversificazione interna alle stesse tradizioni, e questo in particolare a seguito dei movimenti migratori e per l’influenza della globalizzazione».
Visibilità delle chiese cattoliche romane
Si riscontra un’ampia varietà pure sotto il profilo delle lingue di culto: 36 quelle censite, con un quinto delle comunità che risulta multilingue (significa che oltre a utilizzare l’italiano, ciò che fa la quasi totalità dei gruppi censiti, ne impiegano almeno un’altra). Per quel che riguarda la frequenza dei rituali, circa l’80% delle comunità li svolge almeno una volta a settimana. Quanto ai 453 luoghi di culto individuati in Ticino, non tutti sono edifici religiosi costruiti a tale fine, benché questa tipologia costituisca la maggioranza e che essi siano utilizzati da 356 comunità; le comunità si ritrovano anche in locali commerciali (41), appartamenti (13), locali industriali (5) o di altro tipo (12). Si osserva inoltre che il 6% dei luoghi di culto è condiviso tra più comunità, soprattutto all’interno del cristianesimo. Tendenzialmente la diversità religiosa si concentra nelle zone urbane, indica Roveri, «quindi Chiasso, Lugano, Bellinzona e Locarno. Questo perché le città sono più centrali e facilmente raggiungibili. Ci sono luoghi di culto distribuiti anche nei fondovalle, ma si tratta soprattutto di chiese cattoliche romane». A tal proposito, a livello di spazio pubblico «il Ticino presenta una grande visibilità della presenza dei luoghi di culto riconducibili al cristianesimo e in particolare al cattolicesimo romano, luoghi di culto di comunità più recenti non sono per contro sempre direttamente identificabili in quanto tali», osserva la ricercatrice.
Sempre più ‘senza religione’
Nello studio si fa accenno anche all’appartenenza individuale alle diverse tradizioni religiose, che viene rilevata dall’Ufficio federale di statistica (Ust). Gli ultimi dati disponibili recentemente pubblicati sono relativi al 2023 e mostrano per il Ticino una maggioranza di persone che si dichiara cattolica romana (56,4%), seguita da una percentuale rilevante di persone che si dice senza appartenenza religiosa (30,5%). Seguono coloro che appartengono ad altre comunità cristiane (5,5%), le persone di confessione protestante (3,2%), musulmani (2,2%), membri di altre chiese e comunità religiose (0,7%) ed ebrei (0,1%). Analizzando il cambiamento di queste appartenenze dal 1970 a oggi si notano in particolare due tendenze: un calo costante dell’appartenenza alla confessione cattolica romana e un aumento importante di persone che si dichiarano senza appartenenza religiosa. Queste ultime, praticamente assenti nel 1970, sono aumentate fino a rappresentare il 7,5% della popolazione nel 2000, e sono più che triplicate nei due decenni successivi. «Incrociando i dati si nota una disaffezione al concetto di “appartenenza” a una tradizione religiosa – constata Roveri –. Tuttavia questo non vuol dire che tutte le persone che si dicono senza appartenenza religiosa non abbiano una certa forma di spiritualità. Dal nostro rilevamento vediamo infatti la presenza piuttosto importante di nuove spiritualità, una formulazione che ingloba il fenomeno in crescita per cui le persone si ritengono spirituali ma non religiose». Dallo studio si delinea insomma l’immagine di «un paesaggio religioso e spirituale ticinese molto complesso e dinamico», tira le somme Roveri, specificando che l’idea è che la carta interattiva «possa essere costantemente aggiornata, integrando ulteriori approfondimenti, al fine di comprendere meglio le dinamiche sociali della diversità religiosa».
Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 28 febbraio 2025 de La Regione
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Viaggio nel panorama religioso in Ticino
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